Rosalía, la Venere del Flamenco-Trap
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Rosalía canta in andaluso, la lingua storica del flamenco. Lei, catalana di nascita, sceglie questa lingua scatenando le ire degli unionisti, dicendo a tutti che non gliene frega nulla.

‘Sé quién soy, y a donde voy ya nunca se me olvida’

Rosalía canta in andaluso, la lingua storica del flamenco.

Lei, catalana di nascita, sceglie questa lingua scatenando le ire degli unionisti, dicendo a tutti che non gliene frega nulla. Né si esprime in merito alla questione dell’indipendenza catalana.

Le sue movenze, la voce calda e leggermente rauca, il nude-look rimandano ad una elegante e naturale sensualità, che l’avvicinano più ad una ballerina di flamenco, che ad una cantante Trap.

Lo stile musicale di Rosalía, infatti, è assolutamente nato con lei. Una mescolanza di suoni armonici che derivano dal flamenco con quelli ritmici della trap: il risultato è una ballata voluttuosa.

Ha svecchiato l’idea che si ha del Flamenco – che “vecchio” non è mai stato, ma comunque ancorato al folklore classico spagnolo; l’ha reso innovativo, avvicinandolo alle nuovissime generazioni.

Canta l’indipendenza femminile, le comunità gitane, la Spagna rurale e il non riuscire a gestire le emozioni, negative e positive, quando si ama.

L’anima andalusa viene da lontano: ha iniziato a studiare flamenco in giovane età, pur non essendo né di quella regione, né gitana; proprio come la questione della lingua, anche la comunità gipsy  si è accanita contro di lei, additandola come “paya”– ovvero una che si appropria di una cultura non sua per snaturarla.

Forse anche grazie a tutto questo clamore intorno al suo personaggio, che Rosalía è diventata una vera e propria icona pop, fino a diventare il soggetto di Steetart in giro per l’Europa

La “Cantaora” icona pop inizia il suo percorso artistico in una piccola cittadina vicino Barcellona, a Sant Esteve Sesrovires. A 13 anni sente per la prima volta un pezzo flamenco e se ne innamora perdutamente; quella musica viscerale le entra nel sangue: inizia a praticare la famosa danza andalusa, studiando anche le metriche sonore e il modo di modulare la voce. Concentra le sue movenze sulle mani, emulando ogni singolo gesto con dedizione.

Nel 2017 si laurea alla Escola Superior de Música de Catalunya con José Miguel Vizcaya aka El Chiqui, uno dei massimi esperti di Flamenco in Europa.

Dopo poco, la pubblicazione del primo album ‘Los Ángeles’ – un lavoro intimista ed essenziale, che arriva pochi. Il successo però non si fa attendere, arriva l’anno successivo con l’uscita di El Mar Querer e il singolo Malamente: un mix and match di flamenco, rap, trap ed elettronica che coinvolge totalmente il pubblico.

Il 13 Marzo 2022 è uscito l’ultimo attesissimo album “Motomami”, anticipato dal primo singolo “La Fama” in collaborazione con The Weekend: un successo planetario primo in classifica per settimane.

Questa volta, la Venere Catalana ha sprovincializzato rendendo sperimentale un altro genere musicale legato alla tradizione ispanica e latina: la Bachata.

Il suo percorso musicale prosegue lungo il filo della mescolanza, così com’è iniziato. Ha maneggiato i suoni tradizionali andalusi e carioca ai quali ha aggiunto ritmi urban, trasformandoli in una potente arma di girl power.

Rosalía resta lontana dallo stereotipato Storytelling associato alle donne dell’industria musicale reggaeton e caraibica, che celebrano solo sensualità e divertimento superficiale.

Scardina ogni possibile cliché facendo pendere la bilancia dalla parte del femminismo: un contrappeso a tutti gli artisti maschili dell’Hip Hop, Trap, Reggaeton che esaltano la misoginia e il loro essere maschi, lei risponde:

“Eh, yo soy muy mía, yo me transformo

Una mariposa, yo me transformo”

La Venere del Flamenco Trap ha qualcosa da dire, e noi la stiamo ad ascoltare con piacere.

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