Le Sneakers del Futuro non saranno più prodotte ma “Coltivate”.
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Le aziende di ricerca del settore moda, già da qualche anno, ha notato il potenziale dei funghi per la sostituzione del fossile. Negli ultimi tempi, infatti, si è parlato molto della magia dei funghi, con una vera e propria spinta verso un futuro delle sneakers e della moda. Alcuni risultati sono stati piuttosto incoraggianti: le proprietà del micelio sembrano collocare il biomateriale nella categoria delle "possibili soluzioni"

Dopo le sneakers prodotte con materiali di recupero, l’industria footwear sta sperimentando un biomateriale naturale proveniente dai funghi.

Sarebbe inutile ritornare sui danni che le calzature tradizionali in pelle producono.

Soprattutto poiché il materiale premium di origine animale è stato abbondantemente sostituito con l’eco pelle, in particolar modo nell’industria delle Sneakers: secondo la ‘Natural Fiber Welding’ – un’azienda globale produttrice di materiali circolari performanti privi di plastica – nel 2010 le scarpe classificate come ‘tomaia in pelle’ importate negli US rappresentavano circa il 53% delle importazioni totali; nel 2021 tale dato è sceso al 39%, con un aumento della produzione e dell’importazione del 30%, rispetto allo stesso periodo del 2010.

Questi numeri mostrano chiaramente il declino della pelle di origine animale come materiale preferito da marchi e produttori. Ma, nonostante ciò che si pensa, non si è trattata di una scelta etica oppure eco sostenibile, piuttosto di una propensione a produrre in modo più economico. E, più di un cambiamento positivo, si tratta di un cambiamento insidioso:

Meno pelle animale vuol dire più Plastica.

E’ proprio sulla plastica, quindi, che l’industria footwear si è concentrata negli ultimi dieci anni. Cercando modi per ridurla, immaginando una nuova catena circolare di produzione di materiale che faccia felice l’ambiente e i ritmi frenetici della produzione massiva.

Le aziende di ricerca del settore moda, già da qualche anno, ha notato il potenziale dei funghi per la sostituzione del fossile. Negli ultimi tempi, infatti, si è parlato molto della magia dei funghi, con una vera e propria spinta verso un futuro delle sneakers e della moda. Alcuni risultati sono stati piuttosto incoraggianti: le proprietà del micelio sembrano collocare il biomateriale nella categoria delle “possibili soluzioni“.

Il Micelio o pelle di MYLO sperimentata da Bolt Threads, è stato utilizzato da adidas come base per una sneakers Gazelle, dandoci il primo vero assaggio di un marchio globale che produce su larga scala, utilizzando il micelio.

Ma, naturalmente, c’è stato il risvolto della medaglia: in primo luogo, le adidas Gazelle erano una collaborazione speciale con il designer vegano Sean Wotherspoon, limitata a sole 200 paia. In seconda istanza, adidas ha utilizzato tutti i rotoli di materiale MYLO in circolazione e, tale materiale, non è più in fase di sviluppo, perdendo una parte significativa del suo valore: nessuno dei due punti sembra essere ideale per la redditività commerciale su scala significativa.

In effetti, i recenti sviluppi hanno evidenziato diversi problemi legati alla produzione di micelio, cosa che ha scoraggiato parecchio investitori e produttori. Inoltre, si è scoperto che il micelio non ha ancora superato i requisiti necessari per l’ingresso di una scarpa casual sul mercato: ovvero resistere alle sollecitazioni di 100.000 cicli di flessione Bally.

adidas x Sean Wotherspoon Gazelle in MYLO

Altre aziende focalizzate sul micelio, tuttavia, hanno reso pubblici questi dati. MycoWorks, per esempio, ha dichiarato pubblicamente che il suo materiale Reishi può resistere a soli 5.000 colpi con il flessometro Bally che, per intenderci, sono numeri impressionanti per un materiale innovativo, ma non abbastanza da renderlo un candidato per l’uso regolare quotidiano.

“L’unico futuro che ha senso è quello in cui le prestazioni e la vera sostenibilità si realizzano con una produzione su scala globale e a costi ottimizzati”

Ha osservato il CEO di Natural Fiber Welding, Luke Haverhals, continuando:

“Se non si soddisfano tutti questi fattori simultaneamente, non è possibile un uso da parte dei marchi di calzature.”

La sperimentazione continua, e in ballo entra anche la questione dell’integrità del micelio come biomateriale organico: le prove che stanno eseguendo sul tessuto, ha dimostrato che per rafforzarlo e renderlo utilizzabile è stato necessario mescolarlo con il petrol-plastica, materiale che dovrebbe andare a  sostituire.

Il cambio di materiali è solo un piccolo pezzo di un puzzle molto grande e se il micelio non si adatta agli attuali sistemi di produzione e consumo di massa, forse mancano dei pezzi. O forse stiamo cercando di risolvere il puzzle sbagliato.

I processi, quindi, potrebbero rivelarsi importanti quanto il prodotto stesso.

“Il futuro delle calzature non dipende solo dall’esplorazione di materiali sostenibili, ma anche da un cambiamento di paradigma nel processo di progettazione”

Come suggerisce Vergun e forse è proprio questo il modo per affrontare il problema.

Una volta superati questi problemi strutturali, la scelta tra questi materiali può dipendere da fattori quali la disponibilità, il costo, l’impatto ambientale e le proprietà desiderate. Il futuro, quindi, potrebbe vedere una combinazione di questi e altri materiali circolari di nuova generazione – come le bioplastiche utilizzati per la produzione di Sneakers e soddisfare la crescente domanda dei consumatori verso i prodotti eco-sostenibili.

CLAE ha creato la prima sneaker al mondo in pelle di cactus organica.

Spinti da un comprensibile desiderio e da un’impellente necessità di sostituire completamente le plastiche petrolifere e i processi tossici, l’attenzione si concentra spesso sulla scala: ci si chiede come l’industria dei materiali di nuova generazione possa fabbricare una quantità di prodotti sufficiente a soddisfare le grandi aziende che attualmente producono quotidianamente volumi sbalorditivi.

Se, dopo anni di sviluppo e produzione, scienziati come Bolt Threads sono riusciti a creare una quantità di MYLO sufficiente solo per alcune collaborazioni di borse e per 200 paia di scarpe, come possono gli innovatori sperare di soddisfare gli appetiti produttivi di un’azienda come Nike, per esempio?

Alla domanda se i biomateriali come il micelio o addirittura i batteri possono sostituire la pelle e la plastica, molti esperti sono ottimisti, anche se l’ottimismo è temperato dal realismo e dal pragmatismo del lavoro sull’innovazione.

Il futuro è certamente nei materiali ottenuti da materie prime naturali e rinnovabili, non tossiche e che tengano conto della fine del ciclo di vita, come il cotone o il lyocell, la lana, la canapa, la seta, ecc. sono già materiali collaudati su scala.

Ma è tuttavia l’impegno verso il cambiamento da parte dell’industria stessa a rappresentare la sfida più grande: convincere coloro che realizzano i maggiori profitti che il progresso deve subire un cambio radicale.

Il futuro delle Sneakers potrebbe essere, dunque, nell’agricoltura dei funghi.

Ed è un futuro molto diverso da quello attuale: un futuro in cui le grandi aziende non detengono più il monopolio della produzione e in cui gli sforzi localizzati portano non solo a un minore impatto, ma anche a un più alto livello di rispetto e comprensione per il prodotto stesso.

Questo tipo di cambiamento, però, non avviene e basta, ma può essere realizzato dai visionari, dai consumatori, da insider e influencers, fino alle grandi masse.

Cosa ne pensi? Indosseresti una Sneakers fatta la pelle dei funghi coltivati?

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