L’estetica Y2K è tornata per sconvolgerci (ancora).
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Oggi assistiamo al ritorno ufficiale dell’estetica Y2K, spogliata – forse – da quel senso di smarrimento misto a novità, speranza per il futuro misto a timore per le nuove tecnologie che l’ha caratterizzata alla nascita.

La moda del 2000 è tornata con tutta la sua autentica disobbedienza.

Y2K è la notazione abbreviata di “Why to Key”: il problema informatico che coinvolse alcuni sistemi operativi – a cavallo tra il 1999 e il 2000 –  detto anche Millennium Bug.

La moda legata a questo periodo – detta anche Y2K – ha fatto il suo ufficiale ritorno già da qualche tempo, soprattutto grazie all’effetto nostalgia riscoperto dalla Gen Z.

Per chi non lo sapesse, questo stile si riferisce all’estetica retrò, con accenni ad un futuro immaginato e un appeal audace e sexy tendente al naked look.

Il remake – circa venti anni dopo – del Y2K, è stato sublimato da influencer, super-modelle e cantanti come Bella Hadid, Kali Uchis Jorja Smith e Dua Lipa fino ad arrivare sulle passerelle delle varie Fashion Week.

Maison come Miu Miu ha proposto gonne a vita bassissima, mico-top e maniche oversize che coprono le mani per l’autunno-inverno 2022; Blumarine l’ha reinterpretato con pantaloni satinati cargo oversize dai colori neon; Fendi ha replicato il mitico slip dress cut-out.

La portata del fenomeno attualmente è di larghissima scala: l’hastag #Y2K attualmente ha oltre 2,2 miliardi di visualizzazioni su TikTok, puoi trovare tutorial di make-up e hairstyle y2k, ispirazioni per look e quant’altro. Anche in questo caso, la moda guarda al passato per trovare una nuova lifa vitale.

Ma oltre un semplice scimmiottare ciò che è stato indossato in precedenza:

Da dove nasce la moda Y2K?

Lo stile del Millennium Bug, o anni 2000, è spesso identificata come un gran mix-and-match di varie mode precedenti.

Ad esempio, è fortissima l’influenza del Vintage anni ’60 / ‘70 e la nascita del mercato “second hand”, nato proprio in questo periodo; ma anche di un certo stile da globetrotter ed etnico, dovuto alla lenta ma costante espansione dei viaggi low-cost.

Alla fine degli anni ‘90, Ryanair ha dato la possibilità di viaggiare in modo più economico e libero, rendendo possibile visitare paesi lontani ed esotici, che prima erano inaccessibili. Di conseguenza, si è potuto attingere a stili e fibre un tempo sconosciuti, apprendere tecniche di lavorazione naturali, incentrati sull’ecologia; basti pensare ai tessuti tie-dye e alle stampe tribali.

Dall’altro lato, abbiamo un fortissimo rimando alla scena rave e della neonata musica techno tedesca e giapponese, con t-shirt cropped stampate con grafiche post-atomiche, grandi loghi, bra minimali dai pattern animalier, pellicce sintetiche dai colori neon, anfibi massicci dalla suola Platform, pantaloni a vita bassissima dai quali si intravede la lingerie, maglie e vestiti a rete che non lasciano spazio all’immaginazione.

Per comprendere l’espressione più autentica della moda Y2K, basti osservare i partecipanti della LoveParade: il più grande festival di musica Techno nato a Berlino nel 1989, svoltosi fino al 2010.

L’altra fondamentale fonte di ispirazione, sono state le tantissime sottoculture dei quartieri di Tokyo della fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000. Questi ragazzi abbigliati in modo coloratissimo e irriverente, sono stati raccolti in uno dei reportage Streetstyle più interessanti dell’era pre-digitalizzata: “Bambole Kokeshi” con le foto di Oliviero Toscani e testi di Banana Yoshimoto.

Oggi assistiamo al ritorno ufficiale dell’estetica Y2K, spogliata – forse – da quel senso di smarrimento misto a novità, speranza per il futuro misto a timore per le nuove tecnologie che l’ha caratterizzata alla nascita.

I primi anni 2000 erano un’epoca ricca di speranze. Eravamo sopravvissuti all’anno 2000, al bug di programmazione che minacciava di gettare il mondo nel caos. Internet era in piena espansione ma non era ancora esploso. Il futuro sembrava promettente e luminoso. Forse impossibile da replicare oggi.

 

TESTO: Manuela Palma

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