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Da Metropolis a Sorayama e l’A.I.
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l’utopistica donna Cyborg sopravvive in ogni ambito della nostra vita, non solo nelle arti figurative. Basti pensare alle avvolgenti voci di SIRI e ALEXA, le stesse che troviamo anche in ‘HER’ di Spike Jonze – il cui nome ricorda proprio la ‘HEL’ di Lang.

La donna robot ha quasi 200 anni, eppure affascina ancora.

Tutto ha inizio nel 1927, quando il regista tedesco Fritz Lang presenta al mondo la prima pellicola Sci-Fi della storia del cinema, ambientata in un futuro distropico; più precisamente il 2026.

Parliamo chiaramente del capolavoro assoluto “Metropolis”, il film che ha ispirato futuri cult come Blade Runner, Star Wars e Brazil (solo per citarne alcuni); e introdotto l’inedito personaggio della Donna-Robot.

Lei, spietata e bellissima, è in totale contrapposizione  alla rassicurante eroina femminile conosciuta fino a quel tempo.

A questa nuova immagine faranno riferimento artisti, designer, musicisti, scienziati per oltre un centennio dalla sua nascita; entrando nell’immaginario collettivo come ideal-tipo di sensualità senza sentimenti al quale ispirarsi.

Nel centennio a seguire, le citazioni – più o meno dirette – a ‘HEL’, la donna cyborg di Metropolis, sono innumerevoli e sarebbe impossibile citarne tutte. Ci soffermeremo in modo particolare sulle opere di  Hajime Sorayama – artista giapponese che negli anni ’80 ha creato la Cyber Woman, diventata l’icona della sua arte illustrativa e sulla nuova immagine della donna Robot, quella dell’Intelligenza Artificiale (A.I.).

Non è rintracciabile in mera “fortuna” la sua fama di illustratore di erotiche donne Robot in pose da Pin Up, esposte anche al Moma di NY: il modello creato da Lang ha rafforzato un’illusoria rappresentazione della donna che risponde ad una funzione pratica ed estetica, instancabile e adorante.

La missione dell’artista di Tokyo è stata proprio di quella di scardinare il concetto di mera funzione estetica della Donna Robot, per farne un soggetto da adorazione – piuttosto che adorante – che risponde solo alla necessità di mostrarsi bella, sessualmente disinibita e fiera.

La donna cibernetica di Sorayama è fashionista e mondana, a tal punto da vedersi dedicata un’intera collezione Dior e una statua gigantesca al fashion Show della Maison francese.

Ritorna, ma in fondo non è mai andata via, la silhouette armoniosa del suo corpo metallico, l’erotismo del seno sodo, le gambe affusolate e i movimenti sinuosi: l’utopistica donna Cyborg sopravvive in ogni ambito della nostra vita, non solo nelle arti figurative.

Basti pensare alle avvolgenti voci di SIRI e ALEXA, le stesse che troviamo anche in ‘HER’ di Spike Jonze – il cui nome ricorda proprio la ‘HEL’ di Lang.

L’immaginario iniziato con Lang, continua nella progettazione dell’A.I., ancora ancorata – con le unghie e i denti – ai Robot Donna: molti automi sono progettati per funzionare come domestiche, assistenti personali o guide di musei, facendo vibrare la propria voce calda da interrogare per qualsiasi cosa.

Inoltre, la maggior parte degli ingegneri sono uomini, che ritengono sia più “funzionale” progettare un bel corpo di donna, rispetto ad una versione maschile.

Ma la ragione che ha davvero dato vita alla tendenza, come sostiene nel suo libro l’Antropologa Sociale dell’University College of London, Kathleen Richardson: “An Anthropology of Robots and AI: Annihilation Anxiety and Machines” è data dal fatto che le A.I. femminili sono percepite meno minacciose e amichevoli, oltre ad essere esteticamente belle da vedere e maggiormente assoggettabili.

Siamo partiti dalla spietata donna robot di Fritz Lang, nata in un’epoca in cui le donne erano le rassicuranti e dolci regine del focolare

Per poi proseguire alla visione eroticizzata della Cyberg Pin Up di Hajime Sorayama, nata in un epoca in cui l’oggettificazione sessuale del copro femminile si fa spazio nella società, fino a legittimarsi definitivamente nel contemporaneo.

Fino ad arrivare alle amichevoli assistenti robotiche dell’intelligenza artificiale, nate in un epoca in cui la donna è fortemente indipendente, e forse – per questo – poco rassicurante.

Secondo molti esperti, entro il 2050 gli umani potranno sposare i Robot.

Non ci è dato sapere quale sarà la futura evoluzione della Donna-Robot, una cosa è certa: sopravvivrà per sempre.

TESTO: Manuela Palma

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