Voguing e Lustrini: il meraviglioso mondo delle Ballroom
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La comunità LGBTQ veniva considerata l'ultima della società: ma per fortuna c'era un altro mondo, sotterraneo e clandestino, dove poteva esprimersi liberamente: la Ballroom

Strike a Pose!

Harlem – NY, fine anni Settanta.

In quest’angolo di paese conformista e puritano, gli scontri razziali tra polizia e le comunità ispaniche e afroamericane gay sono all’ordine del giorno.

Le persone LGBTQ sono considerate le ultime della società: vengono continuamente ghettizzate e perseguite con atti di violenza verbale, psicologica e fisica.

Sono gli anni delle prime rivendicazioni dei diritti omosessuali, culminati con gli accesi scontri di Stonewall, il 27 giugno 1969, evento che ha dato ufficialmente vita al movimento del Gay Pride.

Fortunatamente, c’è un altro mondo, sotterraneo e clandestino, dove questa comunità può esprimere liberamente la propria identità con fierezza:

Le Ballrooms

Le Ballroom sono leggendarie sale da ballo in cui Trans, Drag, Butch Queen, Open to All si esibiscono dinnanzi ad un pubblico che fa anche da giuria.

Su queste piste da ballo si arriva rigorosamente alle 3 del mattino per evitare le irruzioni della polizia, frequentissime almeno nei primi anni, e dove le concorrenti di colore si sbiancano il volto col cerone, per stare in linea con i canoni di bellezza imposti dalle copertine di Vouge.

In questo universo parallelo fatto di lustrini e parrucche, nasce anche il Voguing: un tipo di ballo contemporaneo che scimmiotta, con movimenti angolari e fluidi, le pose plastiche delle modelle in passerella o sulle copertine delle riviste patinate come, appunto, Vouge.

Questo ballo – che subisce influenze dalle arti marziali e dalla danza classica – viene utilizzato come scontro non violento tra le House: nessun contatto è permesso tra gli sfidanti. Il vincitore viene decretato in base alla postura, all’originalità dell’interpretazione del tema stabilito. Il Voguing è stato successivamente ripreso da Madonna nel video della famosa canzone “Vogue”; grazie alla star, la danza diventa popolarissima e parte integrante della cultura pop anni ‘90

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Le House.

Per la comunità LGBTQ, la Ballroom è molto di più di un luogo dove rifugiarsi da una società ostile. Le House, ovvero le crew che partecipano alle competizioni, hanno un’organizzazione gerarchica di tipo familiare: c’è la Madre e/o il Padre che hanno il compito di educare i nuovi adepti, detti appunto “figli”, quasi sempre giovani che conducono vite difficili, raccolti dalla strada.

I membri delle house sono legati da forte affetto e senso di appartenenza, proprio come in una vera e propria famiglia.

Per molti di loro, la House costituisce l’unico luogo dove sentirsi amati e accettati, dove poter ricevere l’affetto che la famiglia di origine ha negato, a causa della dichiarata omosessualità.

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La Competizione.

Le “Case” mettono in scena agguerrite competizioni per la supremazia e la fama dei propri membri; la cerimonia d’apertura è chiamata  “Le Gran March” dove vengono presentate le House e le categorie

Alle Ball si può partecipare come pubblico / giuria, oppure come modello e affrontare le Walk, letteralmente le sfilate. Per chi sfila, oltre a dover mostrare un guardaroba impeccabile, trucco e capelli perfetti, deve dare spettacolo nel modo più reale possibile.  La Realness, consiste in un insieme di movenze, atteggiamento, stile, interpretazione, recitazione che non ti fa sembrare mascherato da – aggiudicandosi l’appellativo poco gratificante di Drag – bensì devi trasformarti in quel personaggio per una notta. Cosa ben diversa.

I partecipanti devono studiare ogni movenza, dettaglio, atteggiamento di un dato tema, per vincere la competizione e far acquisire fama e visibilità alla propria House di appartenenza.

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  • Face: chi partecipa per la categoria Face deve “vedere il proprio viso”, saper esaltare la gestualità del volto attraverso il trucco, che può essere “painted” ovvero truccato, oppure “unpainted”, senza make up.
  • Performance / Voguing: i partecipanti devono coinvolgere attraverso il ballo, la gestualità e la peformance della danza.
  • Fashion: i concorrenti vengono giudicati in base al miglior vestito e accessorio richiesto dal tema, e il modo di sfoggiarlo e mostrarlo alla giuria. Le sotto-categorie della categoria Fashion sono: Best Dressed, Sneakers vs Sneakers, Labels, Designers Delight

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  • Sex Siren: qui si giudica il sex appeal del partecipante che in genere indossano indumenti sensuali, quali corsetti, calze a rete, reggicalze.
  • Realness: in questa categoria la giuria giudica il modo in cui il partecipante è reale, autentico nel ruolo e nella maschera richiesta dal tema della serata. Per esempio, se il tema è “Schoolboy Realness”, i partecipanti devono vestirsi, muoversi, atteggiarsi proprio giovani scolari, ingenui e spensierati.
  • Body: competizione basata sulla capacità di mostrare il proprio corpo, grazie anche a particolari costumi.

Il messaggio di inclusività, di lotta all’emarginazione e l’impatto artistico dato dalle Ball Culture si è diffuso grazie a film, documentari, serie tv come “Paris is Burning”, la serie  Netflix “Strike”, o il recente film “Kiki”, arrivando alle masse e ai cosiddetti “Streight”, ma è stata la famosa fotografa Chantal Regnault a immortalare la scena in tutta la sua autenticità, dal 1989 al 1992.

Chantal ha seguito la scena Gay di NY prevalentemente afroamericana, raccogliendo interviste, testimonianze e scatti che ha poi pubblicato nel volume: “In Voguing and the House Ballroom Scene of New York City 1989-92”

Le Ballrooms Oggi

Le ballroom si sono diffuse a macchia d’olio dalla fine degli anni 80 a oggi.

L’Europa ha generato una scena parallela a quella Americana con le proprie regole e le proprie Case, in particolare nella capitale francese, fucina del Can Can e del Moulin Rouge.

Oggi, la Ball Culture ha perso in parte la propria autenticità, trasformandosi più in un evento di costume che sociale. Tuttavia, la scena continua a ispirare la cultura pop attraverso la danza, il travestimento e la performance.

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